Schede Calcolo Indici

 

SOMMARIO:

  1. Indice di selezione e indici composti
  2. Indici per i caratteri produttivi e per le cellule somatiche
  3. Indici morfologici
  4. Indici difficoltà di parto
  5. Indici mungibilità
  6. Indici longevità
  7. Indici fertilità
  8. Indici internazionali

 

1. L’INDICE DI SELEZIONE E GLI ALTRI INDICI COMPOSTI

1.1. IL PFT (Produttività, Funzionalità e Tipo)

E’ l’indice di selezione della razza Frisona Italiana. Combina qualità del latte e funzionalità. Sulla base di questo indice si calcolano la classifica ed il rank ufficiale che va da 0 a 99 e divide la popolazione indicizzata in percentili. Il rank è calcolato in modo separato sui tori e sulle vacche. Il rank 99 identifica il miglior 1% dei tori e delle vacche. Dal 1998 il rank 95 (il miglior 5% della popolazione) è il limite ufficiale per l’autorizzazione dei tori all’utilizzo in F.A.. La Tabella riporta i pesi percentuali degli indici che compongono il PFT.

La formula del PFT è la seguente:

 PFT = 12,50 x (0,32 x grasso kg + 1,79 x proteina kg + 0,087
x grasso% x 100 + 0,28 x proteina% x 100+ 4,04 x tipo + 13,93 x
ICM + 6,07 x IAP + 9,21 x ((longevità-100)/5) + 11,51 x
((cellule-100)/5,70)+ 10,59 x ((IAF-100)/5))

che determina un rapporto tra produzione e funzionalità di 49:51.

Produzione

PESI

Funzionalità

Pesi

Latte

0

TIPO

4

Grasso

8

ICM

13

Proteina

36

Indice arti e piedi (IAP)

6

Gr %

2

Indice cellule somatiche

10

Pr %

3

Longevità funzionale

8

 

 

Fertilità

10

1.2. L’ICM (Indice Composto Mammella)

E’ l’indice che ha l’obiettivo di selezionare una mammella funzionale. La sua formula è determinata dai pesi in percentuali relativi ai lineari della mammella, definiti in base alla loro relazione con la longevità funzionale degli animali ed è:

ICM =

0,19 X forza attacco anteriore +

0,17 X altezza attacco posteriore +

0,21 X legamento +

0,26 X profondità mammella +

0,17 X posizione capezzoli

1.3. L’IAP (Indice Arti e Piedi)

Utilizzato per la prima volta nel Maggio 2000 combina i tre caratteri lineari relativi ad arti e piedi e la funzionalità soggettivamente valutata dagli ispettori. I pesi relativi esprimono in percentuale l’importanza relativa di ciascun carattere rispetto alla funzionalità dei soggetti della razza Frisona e sono i seguenti:

IAP =

0,50 X funzionalità arti e piedi +

0,50 X (0,48 X altezza tallone +

0,37 X arti posteriori visti da dietro +

-0,15 X arti posteriori visti di lato)

1.4. L’Indice a TIPO

Dall’agosto 2009 l’indice per il TIPO è calcolato a partire da 15 lineari in modo da garantire un confronto omogeneo fra tori provati in Italia e tori di importazione e tra i tori valutati appena usciti e quelli usciti provati dieci anni prima in quanto la definizione del carattere è la stessa per tutti gli animali valutati.  I pesi relativi sono stimati in base alle correlazioni genetiche esistenti far i 15 lineari e la loro relazione con l’attuale definizione di punteggio finale utilizzata dagli ispettori nelle valutazioni morfologiche e sono:

TIPO =

0,059 x statura + 0,066 x forza + 0,071 x profondità +

 

0,094 x angolosità + 0,022 x angolo groppa +

 

0,035 x larghezza groppa – 0,006 x arti visti di lato +

 

0,017 x arti visti da dietro + 0,027 x angolo piede +

 

0,136 x funzionalità arti + 0,099 x forza att. anteriore +

 

0,054 x altezza att. Posteriore + 0,064 x legamento +

 

0,182 x profondità mammella + 0,089 x posiz. cap. ant.

 

 

2. GLI INDICI PER I CARATTERI PRODUTTIVI E PER LE CELLULE

2.1. I dati

I dati produttivi relativi a tutti i controlli mensili effettuati dai controllori della APA vengono ricevuti mensilmente dall’Associazione Italiana Allevatori. Per i controlli alternati o AT viene ricostruita la produzione del latte a 24 ore secondo gli standard ICAR. Si utilizzano tutti i controlli disponibili.

Ad ogni lattazione è attribuito un peso che ne indica l’accuratezza:

        • Il controllo AT vale il 98% rispetto ad un controllo A.

Si utilizzano tutti i controlli compresi fra 5 e 305 giorni e un massimo di tre lattazioni per vacca. Oltre ai normali controlli di regolarità formale e di contenuto, si eliminano i controlli considerati anomali rispetto alla curva stimata di ogni bovina per ogni lattazione.

2.2. Gli effetti ambientali

Si utilizza un modello a singoli controlli a regressioni casuali cioè tutti gli effetti sono stimati sulla base di una funzione che spiega la variazione di ciascuno dal 5° al 305° giorno di lattazione. Gli indici vengono calcolati contemporaneamente per latte, grasso, proteina e cellule, sfruttando in questo modo le informazioni sulle correlazioni genetiche e aumentando l’accuratezza totale della stima. Gli effetti fissi stimati comprendono l’età al parto, l’ordine di parto, la stagione di parto (primaverile o autunnale), la zona di produzione (Nord, Centro, Sud e Parmigiano Reggiano) e il quinquennio di produzione (a partire dal 1990).

Entro allevamento si calcola ogni anno, utilizzando tutti i controlli presenti, la variabilità media per latte, grasso e proteina. Questo parametro misura la variabilità delle produzioni aziendali intorno alla media. Serve ad identificare gli allevamenti che hanno una variabilità superiore alla media e quelli che hanno una variabilità inferiore alla media e a riportarli sulla scala corretta. La scala “corretta” è la variabilità entro azienda delle primipare nate fra il 1999 e il 2001 (le vacche della Base genetica). Questa correzione per l’eterogeneità della varianza entro allevamento fa sì che le differenze fra gli animali siano misurate su un’unica scala per tutte le aziende.

Gli animali si confrontano fra loro a parità di allevamento-anno-giorno di controllo e ordine di parto. Le vacche sono divise in primipare e pluripare. Questo ultimo effetto permette di tenere conto di tutti gli effetti gestionali all’interno dell’allevamento e nel tempo.

2.3. Gli effetti casuali

L’effetto dell’animale, da cui il modello statistico (Animal Model) prende il nome, è quello che permette di stimare il valore genetico di tutti i soggetti della popolazione. Nel modello a singoli controlli a regressioni casuali si ipotizza che l’animale esprima un valore genetico diverso per ogni giorno di lattazione in risposta alle sollecitazioni ambientali. Per ogni soggetto viene perciò stimata una funzione sulla base di cinque parametri.  Inoltre, vengono considerati contemporaneamente i soggetti con produzioni (le vacche) e quelli senza (i tori) con tutte le parentele che li legano fra loro. Questo consente di scomporre la deviazione dalle contemporanee negli effetti dovuti al padre e alla madre delle vacche con produzione, e di tenere in considerazione, per esempio, il fatto che sulle vacche migliori di una stalla si utilizzano prevalentemente in tori migliori sul mercato. Un secondo effetto ambientale è quello chiamato effetto ambientale permanente: ogni vacca può avere più di una lattazione. Ecco che allora è necessario stimare gli effetti gestionali occasionali che possono influenzare in modo negativo (es: una mastite che deteriora gravemente un quarto della mammella) o in modo positivo (es: una ottima interazione con l’ambiente sanitario) le produzioni dell’intera carriera. Anche in questo caso si stima una funzione a cinque parametri.

2.4.  L’unità di espressione dell’indice

II caratteri per cui si calcola l’indice sono la produzione di latte, grasso e proteina kg e le cellule somatiche.

2.4.1. Caratteri produttivi

L’ereditabilità utilizzata varia a seconda del giorno di lattazione e dell’ordine di parto ma è in generale intorno a 0,30, che stabilisce una proporzione di variabilità tra genetica e ambiente pari a 30:70.
L’indice risultante è diviso per primo, secondo e terzo parto. L’indice finale è la combinazione di questi tre indici e prevede la produzione nella tre lattazioni e cioè:

           EBV305tot = 0,333 x EBV3051 + 0,333 x EBV3052 + 0,333 x EBV3053

L’indice è espresso in chili e come deviazione da una base di riferimento o Base Genetica che determina il livello zero degli indici. La base genetica è mobile e viene aggiornata ogni anno nella valutazione di Agosto. Essa ha lo scopo di esprimere l’indice rispetto al valore delle vacche attualmente presenti nelle stalle. 

La base attuale è il livello genetico medio delle vacche nate nel triennio 1999-2001. Ogni aggiornamento farà slittare in avanti il triennio di un anno (2000-2003 etc.).

Il dato percentuale è ricavato in base al livello produttivo fenotipico delle vacche della base, quindi la lattazione a 305 giorni, che viene aggiornato ad ogni cambio. I valori dei parametri utilizzati sono rintracciabili e sempre aggiornati sulla  pagina WEB dell’Associazione nella sezione degli Indici Genetici.  E’ in base a questi parametri che si ricava l’indice a percentuali di ciascun soggetto secondo la seguente formula:

grasso% = 100 x (grasso base + grasso) / ( latte base + latte) – grasso% base

proteina% = 100 x (proteina base + proteina) / (latte + base) – proteina% base

Un toro risulta ufficialmente provato quando ha almeno il 70% di attendibilità e almeno 30 figlie con 120 gg di lattazione. Per i soggetti esteri il dato ufficiale è quello italiano se il livello di attendibilità è pari al 75% con almeno 30 figlie con 120 gg di lattazione. Si utilizza invece il dato di Interbull in tutti gli altri casi.

2.4.2. Cellule somatiche

L’ereditabilità utilizzata varia a seconda del giorno di lattazione e dell’ordine di parto e va da 0,17 a 0,25.
L’indice risultante è diviso per primo, secondo e terzo parto ed è calcolato come media di cellule per giorno di lattazione. L’indice finale è la combinazione di questi tre indici cioè prevede il livello medio di cellule nelle tre lattazioni e quindi è uguale a:

EBVtot = 0,333 x EBV1 + 0,333 x EBV2 + 0,333 x EBV3

L’indice è espresso su una scala che ha media 100 e deviazione standard uguale a 5 ed è espresso come deviazione da una base di riferimento o Base Genetica che determina il livello zero degli indici. La base è definita con gli stessi parametri descritti per gli indici produttivi.
Anche per l’indice cellule somatiche per i soggetti esteri il dato ufficiale è quello italiano se il livello di attendibilità è pari al 75% con almeno 30 figlie. Si utilizza invece il dato di Interbull in tutti gli altri casi.

2.4.3. Indice persistenza e tasso di maturità

La struttura dell’indice che ci quantifica l’andamento del livello genetico lungo i 305 giorni ci permette di quantificare la componente genetica della persistenza. Per farlo misuriamo il rapporto percentuale che c’è fra la produzione a 280 giorni di lattazione rispetto alla produzione a 60 giorni. Come in Canada l’indice è espresso a livello delle figlie. La scala dell’indice ha media 100 e deviazione standard 5. Ci sono indici di persistenza per le tre lattazioni e uno totale che è calcolato secondo la seguente formula:

           PERStot = 0,50 x PERS1 + 0,25 x PERS2 + 0,25 x PERS3

Il tasso di maturità misura invece la differenza in chili fra la materia utile (grasso e proteina) prodotta in terza lattazione rispetto alla materia utile prodotta in prima lattazione ed è poi riportato sulla scala degli indici funzionali con media 100 e deviazione standard 5. Ci dice quali sono i tori le cui figlie migliorano la loro performance nel corso delle lattazioni successive (valori superiori a 100) rispetto a quelli da danno il loro risultato migliore sulle primipare (valori inferiori a 100).

 3. GLI INDICI PER I CARATTERI MORFOLOGICI

 3.1. I dati

I dati delle valutazioni morfologiche relative a tutte le primipare punteggiate dagli ispettori ANAFI negli ultimi dieci anni con visite in azienda da due a quattro volte all’anno sono utilizzate per il calcolo. A differenza dei dati produttivi la variazione in età è più contenuta e non ci sono dati ripetuti. Per ogni soggetto si utilizza una sola valutazione.

3.2. Gli effetti ambientali

Esistono fra gli animali punteggiati in azienda differenze di età e di distanza dal parto che influenzano senza dubbio lo stato morfologico dell’animale. L’ispettore misura ciò che vede, spetta perciò al modello statistico tenere conto di questa differenza attraverso l’effetto di interazione fra età e stadio di lattazione e biennio di valutazione. Gli indici vengono calcolati contemporaneamente per tutti i 19 caratteri lineari.
Gli animali vengono confrontati fra loro a parità di allevamento-anno-giorno di valutazione: questo permette di tenere conto contemporaneamente di tutti gli effetti gestionali interni ad ogni allevamento e anno e dell’ispettore che ha effettuato la valutazione.

3.3. Gli effetti casuali

L’unico effetto casuale di cui si tiene conto è quello dell’animale. Si considerano tutte le relazioni di parentela esistenti tra i soggetti della popolazione e questo permette di stimare il valore genetico di tutti i soggetti e di tenere conto di accoppiamenti preferenziali e correttivi.

3.4. L’espressione degli indici

Si calcolano gli indici per tutti i caratteri lineari valutati a partire dal 1984 e per il punteggio finale. La Tabella 1 riporta i dati di ereditabilità utilizzati nel calcolo. Dal 1994 si calcola l’indice per la dimensione dei capezzoli e dal maggio 2000 l’indice per gli arti posteriori visti da dietro e per la funzionalità di arti e piedi.
Lo zero degli indici è il livello genetico degli animali nati nel 2001-2003, ovvero la base genetica per cui valgono le stesse regole dei caratteri produttivi.
Tutti gli indici vengono standardizzati sulla variabilità delle vacche della base genetica. Questo fa sì che tutti i caratteri siano misurabili sulla stessa scala (figura), da circa –3 a +3, tori e vacche, In realtà vacche e tori non variano allo stesso modo e quindi i tori miglioratori tendono a variare, soprattutto per i caratteri legati in modo positivo alla produzione, verso estremi positivi superiori a 3, essendo soggetti altamente selezionati e molto superiori rispetto alla media delle vacche. La tabella riporta per tutti i caratteri, i valori di ereditabilità utilizzati nel calcolo, la media fenotipica degli animali della base genetica e l’equivalenza in punti sulla scala lineare di una deviazione standard dell’indice. La tabella aggiornata al cambio di base è pubblicata sulla pagina web insieme agli indici.
L’indice è pubblicato quando un toro ha almeno 10 figlie in 5 allevamenti per tutti i soggetti che hanno figlie in Italia. Per i tori di importazione con figlie non ancora valutate si utilizzano indici di conversione.
Per i soggetti esteri il dato ufficiale è quello italiano se il livello di attendibilità è pari al 75% con almeno 20 allevamenti. Si utilizza invece il dato di Interbull in tutti gli altri casi.

Base genetica 2001-2003

Carattere lineare

Ereditabilità

Media Base

DS in punti lineari

Statura

0,40

31,38

2,47

Forza e vigore

0,25

27,51

1,49

Profondità

0,30

30,27

1,66

Angolosità

0,23

27,81

1,40

Angolo groppa

0,23

25,02

1,66

Larghezza groppa

0,22

27,18

1,52

Arti posteriori visti di lato

0,16

27,21

1,04

Altezza tallone

0,10

24,09

0,88

Forza attacco anteriore

0,20

23,76

1,53

Altezza attacco posteriore

0,21

26,28

1,43

Larghezza attacco posteriore

0,24

29,16

1,16

Legamento

0,16

29,04

1,24

Profondità mammella

0,30

28,71

2,22

Posizione capezzoli

0,19

24,03

1,20

Dimensione capezzoli

0,19

22,71

1,19

Arti posteriori visti da dietro

0,06

24,54

0,72

Funzionalità arti e piedi

0,10

22,05

0,98

Posizione capezzoli posteriori

0,18

26,52

1,59

Conformazione

0,14

23,94

1,36

4. L’INDICE PER LA DIFFICOLTÀ DI PARTO

4.1. I dati

Durante il controllo il tecnico dell’APA raccoglie anche tutte le informazioni disponibile riguardante gli eventi (nascite, morti, vendite, fecondazioni, parti). I dati relativi ai parti includono anche una valutazione da parte dell’allevatore del grado di difficoltà su una scala di cinque classi dove:

A = parto facile

B = parto assistito da una sola persona

C = parto cesareo

D = parto difficile

E = embriotomia

I valori delle classi vengono riportati su una scala di difficoltà che va da 0 a 100 in cui il parto facile ha valore 0 e l’embriotomia ha valore 100. Il sesso del nato viene utilizzato per differenziare ulteriormente tra le diverse classi di difficoltà. I dati utilizzati per la valutazione partono dal 1987.

Dalla valutazione di agosto 2003 vengono eliminati tutti i dati provenienti da aziende/anno che:

4.2. Gli effetti ambientali

Vengono considerati nel modello l’interazione fra anno e mese di parto, l’interazione fra provincia e anno e l’interazione fra età della madre, il sesso del nato e ordine di parto.

4.3. Gli effetti casuali

Vengono considerati come casuali gli effetti di allevamento-anno, il toro e il nonno materno.

4.4. L’unità di espressione dell’indice

Gli indici risultanti sono due: uno è quello per la facilità al parto del toro (padre del vitello nato) e l’altro è quello per la facilità al parto delle figlie (del toro che hanno partorito). Entrambi vengono riportati su una scala con media 100 e deviazione standard uguale a 5. I tori con valori superiori a 100 sono i tori che danno più facilità al parto come tori fecondatori o come padri di animali che partoriscono. L’ereditabilità è intono al 10%, ad indicare che, per questo carattere, c’è una netta prevalenza degli effetti ambientali nel determinare che cosa accadrà davvero al momento del parto. Non c’è base genetica di riferimento in quanto non c’è selezione per questo carattere.

 

5. L’INDICE PER LA MUNGIBILITÀ

5.1. I dati

Due volte all’anno il controllore insieme ai dati produttivi e relativi agli eventi raccoglie anche informazione sulla lentezza in mungitura delle vacche. In particolare chiede al mungitore di segnalare tutti i soggetti che sono più lenti della media di stalla in fase di mungitura. Rilevazioni ripetute sullo stesso soggetto andranno a determinare il suo grado di lentezza: l’animale rilevato sempre lento ad ogni segnalazione avrà grado di lentezza 1, l’animale rilevato tre volte e segnalato lento una volta sola su tre avrà un grado di lentezza pari a 0,33 e così via. Le sue contemporanee saranno le compagne di stalla della prima rilevazione o delle prima rilevazione come lenta se ci sono state variazioni nel tempo.

5.2. Gli effetti ambientali

Gli animali su cui si effettua il rilevamento hanno ordine di parto diverso e di questo si tiene conto; si aggiusta anche per la quantità di latte prodotto il giorno del controllo e per l’allevamento-anno-giorno di controllo. Questi ultimi due effetti permettono: il primo di evitare di confondere la lentezza con un’alta produzione e il secondo di tenere conto della gestione aziendale di cui fa parte sostanziale la gestione dell’impianto di mungitura e del personale addetto.

5.3. Gli effetti casuali

Viene considerato l’effetto dell’animale, quindi si tiene conto dell’eventuale lentezza della madre del soggetto nello stimare il valore genetico dei tori.

5.4. L’unità di espressione dell’indice

Si pubblica solo l’indice dei tori e l’ereditabilità del carattere è pari al 6%, data la limitata accuratezza dei dati raccolti. Il dato è espresso come valore genetico su una scala con media a 100 e deviazione standard uguale a 5. Il valore 100 corrisponde ad una percentuale di figlie lente attesa che fa riferimento alla base genetica che come per i caratteri produttivi e morfologici è riferito alle vacche nate nel 1991-2001. Il valore medio della popolazione della base è pubblicato sulla pagina WEB nella sezione degli indici genetici. E’ intorno al 4%.

 

6. L’INDICE PER LA LONGEVITÀ

6.1. I dati

L’archivio generale delle lattazioni mette a disposizione una preziosa informazione: la carriera produttiva di tutte le Frisone sottoposte ai controlli funzionali. Si sa per quante lattazioni un soggetto ha prodotto prima di scomparire da una azienda, a che livello produttivo le sue produzioni si collocavano rispetto alla media aziendale, ogni quanto ha partorito etc… Delle aziende, nel tempo si può osservare l’andamento: c’è chi è stabile, chi sta per chiudere e chi si sta ingrandendo. Tutte questi dati ci dicono, se analizzati opportunamente, la dinamica di eliminazione dei soggetti dall’azienda. Accanto ad animali che hanno già concluso la loro carriera, ci sono i soggetti che l’hanno appena cominciata. Tutte le produzioni sono proiettate se necessario a 305 giorni.

6.2. Gli effetti ambientali

La produzione varia nel tempo e così la situazione del soggetto all’interno di una azienda. Ci sono fattori stabili che non cambiano, come l’età al primo parto di un soggetto, che però determina la sua capacità di sopravvivere nel tempo. Ci sono i fattori variabili come l’effetto dell’età per lo stadio di lattazione, il livello produttivo per il latte kg entro anno suddiviso in nove classi (quattro sotto media, medio, quattro classi sopra la media), il livello produttivo entro anno per il grasso percentuale (5 classi), il livello produttivo entro anno per la proteina percentuale (5 classi), le variazioni annuali di dimensione dell’allevamento e infine l’effetto anno-stagione sul quale influiscono fattori estranei quali risanamenti, dinamiche di mercato (le quote) o patologie che portano ad eliminazione straordinaria di soggetti.

6.3. Gli effetti casuali

Vengono considerati l’effetto del toro, del nonno materno e quello dell’allevamento-anno-stagione. Il modello utilizzato basato sulle funzioni di sopravvivenza derivate dagli studi di medicina si chiama analisi di sopravvivenza ed utilizza un sire-maternal grandsire model.

6.4. L’indice combinato

L’indice di sopravvivenza dei tori, soprattutto per i soggetti giovani, quelli cioè che hanno tutte le figlie ancora in produzione è decisamente basso, poco più di un indice pedigree. Un indice di questo genere ci dice ancora poco sulla reale sopravvivenza delle sue figlie. Sappiamo però che dalla valutazione morfologica delle stesse figlie è possibile ricavare una informazione parziale sulla loro longevità. Da qui nasce l’indice composto per la longevità: indice di sopravvivenza, indice arti e piedi e mammella vengono combinati, tenendo conto della correlazione genetica esistente fra i diversi caratteri per dare l’indice finale sulla longevità. In particolare la correlazione tra mammella e longevità funzionale è pari a 0,48 e quella tra funzionalità degli arti e longevità è pari a 0,14.

6.5. L’unità di espressione dell’indice

Si pubblica solo l’indice dei tori che hanno almeno un 50% di attendibilità. L’ereditabilità del carattere è pari all’10%. Il dato di longevità è espresso come valore genetico (IGT) su scala con media a 100 e deviazione standard uguale a 5 come per gli altri caratteri funzionali. I tori che danno figlie più longeve hanno valori superiori a 100. I valori minimo e massimo vanno da 80 a circa 120.

6.6. Che cosa significa davvero

Il concetto di longevità funzionale non è semplice da spiegare: non è la longevità bruta che è possibile osservare in azienda perché quest’ultima è legata al livello produttivo dei soggetti. Il concetto di longevità stesso è poi legato alla fertilità, alla salute del soggetto etc…
Tuttavia tra la longevità funzionale e la longevità vera, cioè il numero di lattazioni che i soggetti sono in grado di realizzare nella loro carriera, c’è una relazione precisa.
Per provare a quantificare la differenze reale tra soggetti portatori di geni molto positivi per la longevità e soggetti portatori di geni con effetti molto negativi sulla longevità delle loro figlie abbiamo analizzato più in dettaglio i dati dei tori con più di 200 figlie nati tra il 1980 e il 1988.
Le differenze che abbiamo osservato sono riportate nella tabella qui sotto:

Livello genetico

Numero medio di
lattazioni figlie

Numero medio di
lattazioni figlie eliminate

Inferiore a 90

2,30

2,1

Intorno a 100

2,58

2,3

Superiore a 110

3,20

2,9

La differenza attesa è dunque pari ad una lattazione. Un dato molto simile è stato stimato in Canada, dove la deviazione standard genetica è pari a circa 1/4 di lattazione e quindi la differenza tra i tori migliori ed i tori peggiori è pari a circa una lattazione.

 

7. L’INDICE PER LA FERTILITÀ

7.1. I dati

L’archivio generale delle fecondazioni e quello dei parti costituiscono le informazioni di base che vengono utilizzate per il calcolo dell’indice fertilità. Su questo archivio vengono fatti una serie di controlli di qualità che portano a non utilizzare per il calcolo circa il 20% dei dati Le eliminazioni sono dovute principalmente a prime fecondazioni dubbie. Insieme a questi due archivi si utilizzano anche l’archivio delle valutazioni lineari e quello delle lattazioni. Per la valutazione genetica di un carattere complesso come è la fertilità si utilizzano infatti, tutti insieme, caratteri diretti e caratteri indiretti. I caratteri diretti sono: l’intervallo parto-prima inseminazione, il tasso di non ritorno a 56 giorni e l’intervallo fra i parti. I caratteri indiretti sono l’angolosità e la produzione in prima lattazione a 305 giorni EVM. Tutti questi caratteri sono misurati sulle figlie primipare dei tori allo scopo di valutare l’effetto genetico del toro attraverso la fertilità delle loro figlie. Tutti e cinque i caratteri vengono utilizzati contemporaneamente in modo da poter sfruttare al meglio le correlazioni genetiche esistenti tra i caratteri ed aumentare in questo modo la precisione delle stime.

7.2. Gli effetti ambientali

Ognuno dei cinque caratteri è influenzato da fattori ambientali differenti. E’ per questa ragione che ognuno di essi ha il suo modello statistico. I fattori considerati per l’intervallo parto-prima fecondazione e per l’intervallo fra i parti sono:

a) l’allevamento-anno-stagione di parto,

b) il mese di parto,

c) l’età al parto entro anno di parto;

per il tasso di non ritorno a 56 giorni si considerano:

a) l’allevamento-anno-stagione,

b) il mese di fecondazione,

c) l’età al parto entro anno di inseminazione

i fattori ambientali considerati per l’angolosità sono gli stessi che utilizziamo per la valutazione di tutti i caratteri morfologici:

a) età al parto x stadio di lattazione,

b) allevamento-anno-giorno di valutazione.

Infine per il latte (305EVM) si considera semplicemente l’effetto di allevamento-anno-stagione di parto.

7.3. Gli effetti casuali

Viene considerato l’effetto dell’animale, quindi tenendo conto contemporaneamente del livello genetico di tori e vacche e di tutti gli antenati conosciuti.

7.4. L’indice combinato

Alla fine del calcolo si ottengono cinque indici. L’obiettivo per cui vogliamo utilizzare questi indici è quello di migliorare la fertilità in generale. Per fare questo in modo semplice e chiaro è stato scelto di migliorare il tasso di concepimento al primo servizio. Questa caratteristica genetica è legata a tutti e cinque i caratteri che abbiamo utilizzato e l’indice finale li combina insieme ottimizzando il risultato che cerchiamo dando a ciascuno l’importanza riportata nella tabella qui sotto.

Carattere

Correlazione genetica con
Tasso di concepimento

Importanza relativa
nell’indice

Parto - 1ª Inseminazione

-0,18

16

Tasso non ritorno 56 gg

+0,42

17

Intervallo fra parti

-0,62

51

Angolosità

-0,15

7

Latte EVM

-0,17

9

7.5. L’unità di espressione dell’indice

Si pubblica solo l’indice dei tori che hanno almeno un 50% di attendibilità. L’ereditabilità dei singoli caratteri varia dal 2 al 26%. Il dato di fertilità è espresso come valore genetico (IGT) su scala con media a 100 e deviazione standard uguale a 5 come per gli altri caratteri funzionali. I tori che danno figlie più fertili hanno valori superiori a 100. I valori minimo e massimo vanno da 80 a circa 120.

7.6. CHE COSA SIGNIFICA DAVVERO

Nonostante l’ereditabilità molto bassa, soprattutto per i caratteri diretti, la variabilità genetica fra gli animali è elevatissima. Nei soli tori rank 95 per PFT troviamo soggetti che hanno indice 85 e altro che arrivano a 110. Ogni deviazione standard (che è uguale a un 5 sulla scala dell’indice) in positivo vale: +2,67% di tasso di concepimento, -8 giorni di intervallo fra i parti, -2 giorni sull’intervallo parto-prima inseminazione e +0,68 sul tasso di non ritorno a 56 giorni.

Le differenze osservate tra i tori migliori e peggiori sono:

 

Media Fenotipica Figlie

Livello genetico Toro

Intervallo tra i parti

Intervallo parto-
1ª inseminazione

Tasso non-ritorno
a 56 giorni

Inferiore a 90

439

93

60%

Intorno a 100

422

89

63%

Superiore a 110

405

85

69%

8. GLI INDICI INTERNAZIONALI

8.1. I dati

I dati di partenza della valutazione internazionale sono gli indici genetici ufficiali calcolati da ciascun Paese che aderisce al servizio.
Il servizio di valutazioni internazionale viene effettuato in Svezia dal Centro Internazionale per la Valutazione dei Tori o International Bull Evaluation Service (INTERBULL). Tutti i Paesi, compresa l’Italia, inviano i risultati delle proprie valutazioni ufficiali a questo centro entro date stabilite da un calendario annuale. Vengono inviati a INTERBULL tutti gli indici dei tori con almeno 10 figlie in 10 allevamenti. Per quanto riguarda il test day model: viene inviato a Interbull l’indice di prima, seconda e terza lattazione pesato per il numero di controlli di ciascuna lattazione. Ad Agosto 2007 i caratteri per cui è disponibile la valutazione genetica internazionale sono: latte, grasso, proteina, caratteri morfologici standard, facilità al parto diretta, facilità al parto delle figlie, cellule somatiche, fertilità.

8.2.  Il Modello MACE

Ogni carattere viene valutato da Interbull utilizzando una metodologia multicarattere denominata Multiple Across Country Evaluation (MACE, appunto). In questo modello l’indice per un dato carattere viene considerato come un carattere diverso per ogni Paese e ciò rende possibile il calcolo delle correlazioni genetiche tra i Paesi stessi. Questa correlazione misura quanto siano simili le classifiche dei tori tra un Paese e l’altro. I fattori di cui si tiene conto nel modello sono la media e i gruppi genetici di madri e nonni materni nel caso che siano tori nati prima del 1986. La Tabella 1 riporta le correlazioni genetiche fra l’Italia e alcuni dei Paesi partecipanti al servizio per i caratteri per cui viene calcolato l’indice.

Paese

Carattere

Proteina

Tipo

Cellule

Longevità

Fertilità

Facilità parto

USA

0,92

0,90

0,91

0,75

0,58

0,68

CAN

0,90

0,88

0,90

0,81

-

0,63

FRA

0,88

0,86

0,92

0,64

0,55

0,78

DFS1

0,87

0,73

0,91

0,55

0,84

0,65

NLD

0,86

0,84

0,89

0,73

0,82

0,59

DEU

0,85

0,89

0,93

0,74

-

-

AUS/NZL

0,75

0,66

0,78

0,35

0,60

0,52

1 – DFS = Danimarca, Finlandia, Svezia.

8.3. Come funziona: un esempio

Quando un animale ha indice in un solo Paese il modello calcola la deviazione delle figlie, cioè l’indice del toro una volta che a questo sottraiamo il contributo del pedigree, e poi la trasferisce, utilizzando le informazioni relative alla correlazione genetica e alla differenza di scala dei due indici, sulla scala di tutti gli altri Paesi. Successivamente viene aggiunto alla deviazione il valore del pedigree nel Paese sulla cui scala lo si vuole riportare e si ottiene così l’indice più probabile del toro. Quando un toro ha figlie in più Paesi le deviazioni dal pedigree vengono pesate per il numero di figlie e poi sommate tutte insieme prima di raggiungere il contributo del pedigree. A titolo di esempio la figura riporta il caso dell’indice di un toro provato in un solo Paese. Se volete capirne un po’ di più il link indici internazionali, nella sezione del sito ANAFI dedicata agli indici genetici, vi porterà ad un foglio di excel in cui è possibile osservare come cambia l’indice di un toro al variare di alcuni parametri.

8.4. Che cosa si pubblica

Il calcolo di INTERBULL restituisce a ciascun Paese l’indice dei tori valutati in tutto il mondo (circa 70.000 tori) sulla propria scala. Ogni Paese ha approvato norme di pubblicazione di questi indici. Queste norme sono soggette a variazioni e quanto stampato in questo opuscolo potrebbe essere rivisto. I criteri aggiornati di pubblicazioni sono sempre pubblicati sulla pagina WEB dell’associazione nelle sezione dedicata agli indici genetici. In Italia i criteri di pubblicazione sono riportati di seguito:

PRODUZIONE – Indice INTERBULL ufficiale solo per i tori di importazione se il loro indice in Italia non ha almeno 30 figlie a 120 giorni e il 75% di attendibilità.

MORFOLOGIA – Indice INTERBULL ufficiale solo per i tori di importazione.

LONGEVITA’ – Indice INTERBULL ufficiale solo per i tori di importazione che non hanno almeno il 50% di attendibilità sull’indice calcolato in Italia.

FERTILITA’ – Indice INTERBULL ufficiale solo per i tori di importazione che non hanno almeno il 50% di attendibilità sull’indice calcolato in Italia.

FACILITA’ DI PARTO – Indice INTERBULL ufficiale solo per i tori di importazione che non hanno almeno il 50% di attendibilità sull’indice calcolato in Italia.


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